20) Leopardi. Bruto minore.
Leopardi insiste sulla doppiezza della Natura nei rapporti con
l'uomo e con gli altri organismi viventi; la non consapevolezza
della morte , negli animali, certamente un male, ma, a confronto
con la sorte degli uomini, costituisce la loro fortuna. Nessuna
misteriosa legge religiosa (legge arcana) o oscura teoria
filosofica (tenebroso ingegno) ostacola la vita degli animali, e
non ostacolerebbe nemmeno una loro scelta suicida. All'uomo,
invece, gli di contrastano la scelta di morte. Leopardi - a
differenza di Schopenhauer - sostiene la dignit teorica e
razionale del suicidio, pur avendolo definito la cosa pi
mostruosa in natura (vedi lettura 14).
La Natura non si oppone agli animali (e ai bruti) che, spinti da
disperazione, dolore e affanno cercassero la morte perch la loro
non sarebbe una scelta, bens il seguire il corso della natura
stessa, di cui l'affanno fa parte. La Natura  padrona degli
inconsapevoli. Il suicidio dell'uomo, invece, si caratterizza come
gesto valoroso, rivolta contro la Natura, desiderio di dominarla,
di sostituirsi ad essa. E la Natura - nella sua pi totale
indifferenza per le vicende umane - non pu tollerare nessuna
forma di ribellione: Spiace agli Dei chi violento irrompe / nel
Tartaro. Non fora / tanto valor ne' molli eterni petti, versi 46-
48.
Nel quadro idilliaco della Natura l'uomo rappresenta una
eccezione unica, una parte separata e abietta.
La presa di coscienza di questa frattura incolmabile fra l'uomo e
il resto della Natura porta Leopardi ad assumere una posizione
originale rispetto alla tradizionale riflessione filosofica:
filosofia e scienza si sono sempre poste l'obiettivo di ricomporre
l'unit che  venuta meno (vivere in armonia con la Natura oppure
modificare la Natura per renderla armonica con le nostre
esigenze); questa  la grande illusione che accomuna Occidente e
Oriente. Per Leopardi l'uomo, solo e abietto, pu crearsi - con
la poesia - una dimensione di conciliazione, che, per, non sar
mai oggettiva, ma sempre illusoria. L'illusione consapevole del
poeta  l'unico antidoto all'illusione inconsapevole e presuntuosa
del filosofo e dello scienziato.
G. Leopardi, Bruto minore, versi 6l-75, 9l-l05 (l82l) (vedi
manuale pagine l46-l47).
61  Di colpe ignare e de' lor propri danni.
62  le fortunate belve.
63  serena adduce al non previsto passo.
64  la tarda et. Ma se spezzar la fronte.
65  ne' rudi tronchi, o da montano sasso.
66  dare al vento precipiti le membra,.
67  lor suadesse affanno;
68  al misero desio nella contesa.
69  legge arcana farebbe.
70  tenebroso ingegno. A voi, fra quante.
71  stirpi il cielo avviv, soli fra tutte,.
72  figli di Prometeo, la vita increbbe.
73  a voi le morte ripe,.
74  se il fato ignavo pende,.
75  solo, o miseri, a voi Giove contende.
 [...].
91  Ecco tra nudi sassi o in verde ramo.
92  e la fera e l'augello,.
93  del consueto obblio gravido il petto,.
94  l'alta ruina ignora e le mutate.
95  sorti del mondo: e come prima il tetto.
96  rossegger del villanello industre,.
97  al mattutino canto.
98  quel dester le valli, e per le balze.
99  quella l'inferma plebe.
100 agiter delle minori belve.
101 Oh casi! oh gener vano! abbietta parte.
102 siam delle cose; e non le tinte glebe,.
103 non gli ululati spechi.
104 turb nostra sciagura,.
105 n scolor le stelle umana cura.
 (G. Leopardi, Canti, Newton Compton, Roma, l996, pagine 47-49).
